Tu sei qui: CronacaPoliziotto ferito, condannato l'ultrà
Inserito da (admin), venerdì 23 febbraio 2007 00:00:00
Condannato a 3 anni e 4 mesi di carcere Geraldo D'Amore, il tifoso 30enne (conosciuto come "Dino Lo Schizzo") accusato di aver preso parte al pestaggio dell'ispettore del Reparto mobile di Napoli, Francesco Logrande, nel corso dei tafferugli scoppiati durante il derby tra Cavese e Juve Stabia del 10 aprile 2005. A deciderlo è stato il Gup del Tribunale di Salerno, Giordano, che ha accolto la richiesta del rito abbreviato presentata dai legali dell'imputato, gli avvocati Michele Sarno e Roberto Lanzi. Nel corso dell'udienza, il pm Genovese, titolare dell'inchiesta sin dalle prime battute, aveva formulato la richiesta di pena di 4 anni e 6 mesi di reclusione. Dopo la discussione dell'avv. Sarno, il giudice ha deciso di condannare il giovane tifoso a 3 anni e 4 mesi di carcere.
Il pool difensivo ha già annunciato battaglia. Non prima dei prossimi 60 giorni, termine fissato dal Gup, i legali di D'Amore presenteranno, infatti, ricorso in appello. «Uno dei tasselli su cui punteremo - spiega l'avv. Sarno - è senza dubbio l'attendibilità delle foto servite ad identificare il nostro assistito come l'autore del pestaggio Come si ricorderà, abbiamo già presentato una dettagliata consulenza tecnica, firmata dall'ing. Giuseppe De Falco, ricercatore universitario, che metteva in discussione le certezze investigative. Il nostro assistito sarebbe stato identificato con il viso travisato, coperto da un sciarpa. E non solo: c'è un'incompatibilità anche per quanto attiene l'altezza. Secondo gli accertamenti del Ris, il tifoso che si è macchiato del reato, oggi contestato al nostro cliente, non poteva essere alto meno di 1 metro e 85 cm. I controlli dell'Asl ci dicono che D'Amore è alto 1 metro e 81».
Era il 10 aprile 2005 ed a Cava era in programma l'atteso derby tra Cavese e Juve Stabia, gara considerata a rischio, visti i trascorsi tra le due tifoserie. Imponente il servizio d'ordine messo in piedi dal Commissariato locale, rafforzato anche dagli uomini della Mobile di Napoli. E proprio uno di loro, Francesco Logrande, finisce vittima del pestaggio. Sugli spalti del "Simonetta Lamberti", settore Distinti, mentre tenta insieme ai suoi colleghi di evitare il contatto tra le tifoserie, cade dai gradini e, accasciato a terra, viene colpito da un calcio al volto.
Ad inchiodarlo le foto dei tafferugli
14 foto. Sono stati quei 14 scatti ad inchiodare, secondo gli inquirenti, Geraldo D'Amore. Dopo pochi giorni dalla terribile domenica di follia, al Commissariato di Polizia giunge la telefonata di chi, pur mantenendo l'anonimato, vuole dare una mano alla indagini. La "gola profonda" avverte che in una cabina telefonica, all'angolo tra Viale Marconi e via Talamo, è nascosto un cd contenente le foto del presunto colpevole. Nelle ore successive la Polizia identifica ed arresta Geraldo D'Amore ed Alessandro Apicella, 41enne, anche lui cavese. La svolta arriva dalla comparazione tra gli scatti realizzati dalle Forze dell'Ordine, i filmati acquisiti dalle tv e le foto dello spettatore anonimo.
Dai filmati si scorge il tifoso che colpisce con un calcio al volto il 52enne poliziotto Logrande, provocandogli una lesione gravissima alla colonna vertebrale. Quel giovane indossava la sciarpa del gruppo di appartenenza, Ndc (Noi di Cava). La scritta era però capovolta, un particolare che aiuta la Polizia. Secondo gli investigatori, nessuno dei sostenitori presenti sugli spalti dei Distinti, dove si consumò il pestaggio, aveva indossato la sciarpa capovolta. E così si chiude il cerchio. Gli agenti del Commissariato di Cava, che sono soliti seguire i tifosi in trasferta, non hanno più dubbi: quel giovane è Geraldo D'Amore. Poco distante da lui c'è Alessandro Apicella, che viene arrestato per favoreggiamento. Nell'aprile scorso i difensori di D'Amore chiedono di affidare ai Ris l'esame di attendibilità delle prove fotografiche. Martedì scorso, a distanza di quasi 2 anni dalla domenica di violenza, il primo verdetto che condanna D'Amore al carcere.
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