Tu sei qui: CronacaLegge 488, il nodo dei fondi
Inserito da Legge488.it (admin), martedì 6 novembre 2001 00:00:00
Dallo scorso mese di luglio, ormai, è iniziato il processo di revisione della 488. Gli argomenti di discussione hanno toccato moltissimi aspetti della Legge: dall'eccessiva difficoltà e burocrazia alla riduzione del contributo reale, dalla problematica relativa alle società di servizi a moltissimi altri. Occorre precisare subito che tutte le ipotesi ed obiezioni sono state seriamente prese in considerazione dai responsabili in materia. Le parti e gli interessi in gioco sono, tuttavia, molteplici e la necessità di dare avvio ai bandi rischia di non consentire una riforma pienamente efficace. Ciò che, tuttavia, è già definito è l'inserimento di un limite minimo al parametro della percentuale di contributo richiesta (si parla di un 70%, ma si tratta di una voce che non è stata mai confermata). Comunque sia, l'innalzamento del contributo medio ottenuto da ogni azienda porterà ad una maggiore appetibilità dello strumento, con conseguente incremento del numero di domande. Per converso, le risorse rese disponibili su ogni bando venturo sono inferiori addirittura a quelle degli anni precedenti. Probabilmente servirebbero 1500 miliardi per il Turismo (considerata la crisi del settore, in assenza della quale ne occorrerebbero 2000), 800 per il Commercio e 6000 per l'industria. Quasi 9.000 miliardi, ai quali si aggiungono i 6000 previsti per il credito d'imposta. In assenza di stanziamenti sufficienti a coprire le richieste, l'unico risultato sarà quello di provocare una gara eccessiva sui parametri residui (capitalizzazione folli, assunzioni a ritmi da rivoluzione industriale...), correndo il rischio di finanziare i progetti dei più scaltri, a discapito di quelli migliori.
Le soluzioni? Sono oggettivamente difficili; la più interessante pare quella di imporre il versamento di una forte cauzione ai progetti agevolati (giustificandone l'importo con la certezza del contributo) entro 60 giorni dal decreto (in luogo dell'attuale, che pone in ogni caso problemi in chiusura di bando), in modo da eliminare subito i non intenzionati e finanziare progetti cantierabili. Proprio la cantierabilità dovrebbe essere un altro requisito da dimostrare in un tempo ragionevole, successivamente alla concessione. Il ricorso al cofinanziamento comunitario è, inoltre, sicuramente necessario, ma per questo occorre un intervento coscienzioso delle Regioni, che travasino sulla 488 parte ingente dei fondi POR, rinunciando, ad esempio, ad effettuare leggi fotocopia della 488 stessa (quasi ogni amministrazione locale ne ha una o ci sta pensando), anche esse mal finanziate. I fondi comunitari spesso "tornano indietro", ma basterebbe ridurre gli strumenti di agevolazione ad un massimo di dieci (ad esempio, una legge per i piccoli investimenti, una per i grandi, uno sconto fiscale, una legge per la ricerca precompetitiva, una per quella industriale, una per la nuova impresa e l'ultima per l'imprenditoria femminile, più altre tre a scelta) e concentrare su questi le risorse disponibili per rilanciare finalmente l'economia e finanziare gran parte dei progetti d'investimento. Il Ministro Marzano ha più volte dichiarato di voler andare in questa direzione: adesso è necessario agire, prima che le aziende italiane restino invischiate nella recessione. Qualunque sia l'esito del processo di revisione, il punto centrale rimarrà, quindi, la congruità dei fondi stanziati rispetto alle richieste; per ottenerla è necessaria un'opera di riordino del Governo, che abolisca le leggi inutili o quelle fotocopia, ed un'opera responsabile delle Regioni, che amministrino saggiamente il neoacquisito federalismo.
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