Tu sei qui: CronacaIn libreria l'ultima opera di Aldo Amabile
Inserito da (admin), venerdì 19 novembre 2010 00:00:00
La passione morbosa per i libri Aldo Amabile l’ha avuta fin da ragazzo e per appagarla, iniziando dagli anni dell’infanzia, con le poche lire disponibili, non poteva che portarsi da don Pietro Rispoli, ‘o scuppettiere (l’armaiolo), il quale ne vendeva usati. Taluni erano così malconci da presentarsi logori.
Il nostro futuro scrittore non se ne curava, a lui interessava leggerne quanti più possibile, allora come faceva per riuscirci? Semplice! Al mattino presto, prima di andare a scuola, ne acquistava uno al quale dava una prima lettura in classe, per completarlo nel pomeriggio e riportarlo la sera stessa da don Pietro e con la scusa che trattavasi di un “doppione”, ovvero di un libro che aveva già letto, chiedeva di sostituirglielo. Tutto filava liscio, ma un bel giorno il piccolo Aldo volle strafare e con un pizzico d’audacia chiese a don Pietro di cambiarne ben due di libri nella stessa giornata. Alla richiesta, l’armaiolo, nel cambiare i libri al piccolo Aldo, esclamò: “guagliò, a mme me pare ca mme faje fesso”.
Fattosi più grande, il nostro scrittore, per appagare la sete del sapere, implorò il Commendatore Carmine Giordano, mitico Direttore della civica Biblioteca Comunale, di frequentare quel luogo di cultura e così divenne non un “topo di biblioteca”, ma ‘o suricillo, come affettuosamente lo definì lo stesso Direttore. I suoi primi lavori li pubblicò su “Il Castello” del buon don Mimì Apicella, ma la sbandata era in agguato! Datosi alla politica, con esiti disastrosi ed impietosi, fu don Eugenio Abbro, ‘o professore, come ci dichiara il nostro autore, ad aprirgli gli occhi, sentenziando: “Guagliò, tu ‘a politica nun’a può fa; pe’ fa ‘a politica, s’adda sapè nganna a mamme e u pate, tu chesto nun ‘o ssaje fa”.
Aveva ragione don Eugenio. La Città di Cava de’Tirreni perse un politico, ma acquistò un poeta-scrittore tanto che già nel 1978 uscì il suo primo lavoro, dal titolo “Poesia di un sovversivo”. Nel 1980 pubblicò “Ed è ancora maggio”, un volumetto di versi fra i quali anche una poesia, in dodici lasse, dedicata alla memoria di Aldo Moro. Nel 1984 fu il Professore Tommaso Avagliano a pubblicargli 13 poesie, impreziosite da un disegno del maestro salernitano Mario Carotenuto. Nel 1995, la Parresìa, nota casa editrice napoletana, gli pubblicò “Arrascianapoli”, un libro sulla camorra, che non ha niente a che vedere con le stragi o gli ammazzamenti di massa, come ci mostra un certo cinema.
Nel 1997 è ancora la Parresìa a pubblicargli “I Gaglioffi”, stuzzicante passerella di personaggi cavesi degli anni ’50 del secolo scorso. Nel 2004, a cura di Alfonso Bottone, esce “La quarta profezia”, una pubblicazione ambientata nel mondo dei cosiddetti cabalisti, ovvero i cultori del gioco del lotto. A partire dal 2008, l’editore in proprio Aldo Amabile pubblica “L’età del disonore”, una storia in cui la morte di Pier Paolo Pasolini, che il nostro autore conobbe nel 1959, diviene simbolica. Quest’anno, 2010, ha pubblicato “Sunette d’ammore e senz’ammore”, è uno sfizio che si voleva togliere, ci dice Aldo Amabile.
L’ultima opera che ha visto la luce è questa: “Abbiamo bisogno di Dio?”. Un interrogativo col quale l’autore, con l’ausilio del carissimo amico Antonio, ha sistemato tutto il suo sapere sull’argomento, tentando di donarci una risposta autenticamente laica. Solamente leggendo il libro di Aldo Amabile, possiamo scoprire se è riuscito nel suo intento. Il volume è in distribuzione in tutte le edicole e librerie di Cava de’Tirreni.
Livio Trapanese
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