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Cronaca

In libertà Rosario Bisogno, ma con divieto di accesso

Inserito da Il Mattino (admin), lunedì 29 ottobre 2001 00:00:00

Accoltellò un carabiniere, suo vicino di casa. Dopo cinque mesi di arresti domiciliari, Rosario Bisogno viene rimesso in libertà con il divieto di ritornare nel suo quartiere a Passiano. A deciderlo il gup Gianluigi Bocchicchio, che ha accolto la richiesta di rimessa in libertà degli avvocati Marco ed Alfonso Senatore, legali del 21enne disoccupato arrestato il maggio scorso dai carabinieri con l'accusa di tentato omicidio. Il giovane aggredì con ben 8 coltellate due cognati - Candeloro Ricci, 35 anni, carabiniere in servizio alla compagnia di Salerno, reparto radiomobile, e Vincenzo Davide (difesi da Michele Avallone) - proprio davanti alla loro palazzina nella traversa Ciotolo (nella foto) a Passiano per regolare un vecchio conto: il posto auto ed una veranda in ferro costruita su una delle tante casette a schiera della frazione.

La vicenda

Erano poco dopo le 16 e Ricci era appena uscito dal vialetto di casa. L'uscio non era ancora chiuso, quando Pasquale Bisogno, 53 anni, noto alle forze dell'ordine come «Pasquale u' guappo», lo avrebbe avvicinato con fare minaccioso. Secondo la versione ufficiale, riportata dai carabinieri, il militare avrebbe cercato di evitare qualsiasi reazione, allontanando il suo «dirimpettaio». Uno spintone di troppo e «u' guappo» sarebbe caduto a terra. Tutto sarebbe potuto finire con l'arrivo dell'ambulanza del 118, allertata dal carabiniere. Invece le urla di Pasquale richiamarono il figlio, che con un coltello a serramanico lungo 20 centimetri ferì Candeloro, ancora inginocchiato, ripetutamente all'addome, all'inguine ed alle gambe. Nella traversina sopraggiunse anche Vincenzo Davide, il cognato del carabiniere, ed anche per lui stessa sorte: tre coltellate. Rosario Bisogno venne arrestato dai carabinieri della stazione locale, diretta dal comandante Giuseppe Recchimuzzi, ed i due cognati furono trasportati al pronto soccorso. A facilitare la ricostruzione dei fatti c'erano già dei precedenti: «Nei confronti della famiglia Bisogno - spiegarono i carabinieri - c'era già una diffida a firma del militare per atteggiamenti violenti. Inoltre, mesi prima Vincenzo Davide era finito in ospedale, rischiando di perdere un occhio, per un'altra aggressione sempre a firma dei vicini Bisogno». Diversa la versione della famiglia Bisogno. Dopo l'arresto di Rosario, il padre Pasquale, ancora in stato di choc per alcune ferite riportate alla testa, scagionò il figlio rivelando alcuni presunti retroscena. Secondo la sua ricostruzione, durante la lite scoppiata per questioni di vicinato, il carabiniere lo avrebbe colpito più volte al capo con il calcio della pistola. In attesa dell'inizio della fase processuale l'imputazione a carico di Bisogno resta di tentato omicidio.

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