Tu sei qui: CronacaDipendenti Se.T.A. in sciopero, domani emergenza rifiuti
Inserito da (admin), martedì 17 novembre 2009 00:00:00
Domani, mercoledì 18 novembre, i dipendenti della Se.T.A. incroceranno le braccia in segno di protesta contro il decreto legislativo riguardante la riforma dei servizi pubblici locali.
Per l’intera giornata di domani, dunque, sia a Cava de’Tirreni che a Nocera Inferiore non avverrà la raccolta dei rifiuti. I dipendenti della società che si occupa della nettezza urbana aderiranno, infatti, allo sciopero nazionale indetto dalle organizzazioni sindacali CGIL-Funzione Pubblica, Fit-Cisl, Uil Trasporti nazionale e Fiadel Ambiente.
Saranno comunque garantiti i servizi minimi essenziali, così come previsto dalla legge. A tal proposito il neo presidente della Se.T.A., Diego Polizio, invita i cittadini ad evitare il conferimento dei rifiuti stasera e nelle prime ore di domani, come prevedrebbe il "normale" calendario. Gravi potrebbero essere i disagi, considerando che le buste, qualora conferite, resterebbero per strada fino al giorno seguente. Un appello ribadito dall'assessore alla Qualità dell'Ambiente e della Salute, Germano Baldi.
Polizio ha comunque rassicurato la cittadinanza, ribadendo che lo sciopero di domani resterà un episodio isolato e che già da giovedì 19 novembre tutto il servizio di raccolta funzionerà come prima.
I dipendenti Se.T.A. hanno deciso di aderire alla vertenza promossa dai sindacati del settore, intenzionati a manifestare la netta opposizione al decreto legislativo attualmente sotto esame del Parlamento e che dovrebbe essere approvato il prossimo 25 novembre.
Il provvedimento, secondo i sindacati, metterebbe in pericolo il futuro dei lavoratori nel settore dell'igiene ambientale e la capacità di garantire una corretta gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti.
«Il decreto non introduce elementi di controllo dei servizi ambientali, al contrario non dà garanzie occupazionali e prevede la privatizzazione e lo smembramento delle attività del settore»: così recita una nota inviata dalle organizzazioni sindacali.
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