Tu sei qui: CronacaCavese l'origine dell'arte ceramica
Inserito da Livio Trapanese (admin), giovedì 22 maggio 2008 00:00:00
Per conoscere le origini dell'arte ceramica della "nostra" Città, cui molti scrittori e saggisti hanno dato gli appellativi di Valle Metelliana, Bologna del sud, Piccola Svizzera, Porta verde della Costa d'Amalfi e Città dei Portici, non dobbiamo prescindere dal rimembrare che l'Abbazia Bendettina della Santissima Trinità di Cava, sin dalla metà dell'XI secolo, iniziò ad esercitare il suo potere feudale sul vasto territorio avuto in dono dai Principi Longobardi, confermato ed ampliato dai Duchi Normanni.
Per completezza d'informazione, in questa ricerca storiografica, non ci resta che sottolineare quanto avvenne nell'anno 1058, ovvero quando il Principe Gisulfo II concesse all'Abate Cavense la potestà giurisdizionale sulla vasta area che formerà poi la Città di Cava, ovvero sui territori che tutt'oggi costituiscono l'attuale Città di Cava de'Tirreni ed i limitrofi Comuni di Vietri sul Mare e Cetara, che, ricordiamo, sino al 18 gennaio 1807, era un'unica entità politico-amministrativa, assumendo nel tempo le denominazioni di Marcina, Terre di Cava e, dal 7 agosto 1394, Città di Cava. Il toponimo Città di Cava de'Tirreni origina dal Regio Decreto del 23 ottobre 1862, n. 935, firmato dal Re Vittorio Emanuele II a Torino, a quel tempo prima capitale d'Italia.
Presso il Cenobio Benedettino Cavense sono ancor'oggi custoditi un microvasetto ed un microboccale, che Giacinto Tortolani ascrive al XII secolo e che Paolo Peduto sostiene essere stati prodotti presso la citata Badia o da figuli (vasai) operanti nell'infeudata contigua vasta area.
Dai documenti raccolti dal filosofo Gaetano Filangieri, apprendiamo che:
- Goffredo de Angelillo di Cava, maestro di cotto, il 29 novembre 1491 rilasciò il "certificato di ben servito" ad Alessandro Russo di Cetara, della cui opera si era servito "nell'arte della greta (creta)" per parecchi anni; il 31 marzo 1502 prese a lavorare Venzello Benincasa, anch'esso di Cava,"ad artem laborandi gretam ed faciendi lagienas ed alia" (lavorare con arte la creta, lancelle (anfore) ed altre cose);
- Matteo Cassetta di Cava, figulo, il 3 ottobre 1494 vendette 50 "lancelle per olio" a Franceschetto Longo; il 5 giugno 1495 fittò una bottega in Piazza dei Cantari a Napoli, per fabbricarvi vasi di creta;
- Sallustio Lempa di Giffoni (Sa), cretaio, il 30 ottobre 1567 comprò da Nicola Antonio Carola di Cava, una partita di piombo e stagno per ducati 40 e si obbligò a consegnare a quest'ultimo, nella Marina di Vietri, tutti i piatti bianchi fabbricati in Giffoni, per un anno, settimana per settimana, a carlini 11 il migliaio;
- Antonio de Pirro, cretaio di Sant'Angelo a Fasanella (Sa), il 5 maggio 1580 si obbligò a consegnare, per anni due, a Pietro Gulielmetto, un mercante calabrese dimorante in Cava, una fornace intera al mese, consistente in tutte le langelle ed altri vasi rustici, costruiti nella faenza (fornace) di Marina di Vietri.
Seguono tante altre annotazioni inerenti ceramisti operanti nel "Borgo" della Città di Cava e nella contigua Frazione di Vietri. Dalle trascrizioni riportate nel Catasto Onciario, con riferimento al periodo dal 1752 al 1755, troviamo censiti molteplici faienzari (ceramisti) della Città di Cava, fra cui Andrea Cascietta, faienzaro, di anni 60; Lisidano, figlio faienzaro, di anni 25, abitante in località Giroppolo del Casale di Vietri; Andrea, figlio faienzaro, di anni 16, abitante nel Casale di Vietri; Antonio D'Arienzo ed Andrea Pinto, rispettivamente di anni 35 e 44, entrambi faienzari in Vietri.
Seguono altre 96 dettagliate annotazioni, di cui 38 inerenti l'attività ceramica esercitata al Borgo di Cava e 48 nella Frazione marinara. Da quanto detto non è arduo dedurre che l'arte della ceramica, come ben testimoniato dagli scritti e dai reperti antichi, "origina" nella Città di Cava de'Tirreni sin dal XII secolo.
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