Tu sei qui: CronacaBulli e benzina, nessuna denuncia
Inserito da (admin), mercoledì 11 giugno 2008 00:00:00
«Non voglio denunciare quei ragazzi. Non voglio che si parli di quanto accaduto, li perdono. È meglio metterci una pietra sopra». A parlare è Immacolata B., la donna cosparsa di benzina da 4 bulli mentre viaggiava sul bus di linea diretto alle frazioni di San Pietro ed Annunziata. Immacolata vive con sua sorella nella casa paterna di via Di Marino, a San Pietro, e quella sera stava rincasando quando, come da lei stessa raccontato agli agenti del Commissariato di Polizia, è finita, suo malgrado, nell'assurdo gioco di 4 minorenni, che non hanno trovato niente di meglio da fare che lanciarsi della benzina usata per caricare degli accendini e forse i loro motorini. «È stata colpita accidentalmente», riferiscono le Forze dell'Ordine e l'assessorato comunale alla Sicurezza.
Lei preferisce non comparire, né tanto meno parlare, forse per pudore o per paura. Il timore che la stupidità possa ritornare a colpire, semmai anche in maniera più grave, è comprensibile e giustificabile: specie se si è donna e soprattutto se si vive in una piccola frazione. Oggi che, a distanza di giorni, come già accaduto per episodi analoghi, il caso è venuto allo scoperto e portato all'attenzione dell'opinione pubblica, la tendenza è di cercare di sminuire l'episodio, etichettandolo come una burla tra ragazzini. «Abbiamo appurato che la donna è stata colpita involontariamente», ribadiscono dall'assessorato. Inutile sottolineare le conseguenze, anche gravi, che un atteggiamento di giustificazione nei confronti di episodi di aggressione sia verbale che fisica, di prevaricazione o semplicemente di maleducazione (oggi accomunati sotto il neologismo di bullismo), può avere su chi li compie e su chi li subisce.
Sono di parere opposto quanti si trovano quotidianamente per lavoro a dover gestire casi simili a quelli capitati alla signora Immacolata. Sono gli autisti e dipendenti degli autobus di linea che da tempo hanno denunciato la presenza di baby gang. E lo stesso assessore Alfonso Senatore precisa: «Sebbene il fatto vada ridimensionato, occorre mantenere l'attenzione alta». Dopo le numerose denunce dei mesi scorsi, soprattutto ad opera di autisti e passeggeri, l'Amministrazione comunale ha avviato un programma di prevenzione e repressione fatto di incontri, audizioni e segnalazioni. I primi risultati sono arrivati. Intanto, anche dal mondo della scuola sono giunti altri campanelli d'allarme: uno su tutti, il caso dello studente 17enne ferito con una monetina incandescente, per non parlare del 12enne malmenato dai compagni di scuola perché non sapeva parlare in dialetto e per finire il suo coetaneo finito in ospedale.
«Famiglie e scuola non chiudano gli occhi»
«Gli atteggiamenti definiti di bullismo sono notevolmente aumentati anche sul nostro territorio. Sono episodi di violenza che si verificano nell'ambito della scuola, dove vengono presi di mira giovani vittimizzati o prevaricati con continue aggressioni. La nostra Asl ha destinato un gruppo di medici e psicologi per aiutare gli insegnanti ed i genitori. Ben più gravi gli episodi che si verificano all'esterno della scuola». Walter Di Munzio, direttore del Dipartimento di Salute mentale dell'Asl Sa 1, interviene sul fenomeno bullismo.
Già, violenza anche in bus... «Siamo di fronte ad atteggiamenti già delinquenziali, perpetrati da bande di giovanissimi. Le cause vanno ricercate nel degrado culturale che investe fasce marginali dei nostri ragazzi. La famiglia non è certamente estranea a tali comportamenti, anche, paradossalmente, quando esercita il proprio ruolo educativo con un eccesso di ansia e senso di inadeguatezza. Non è, purtroppo, scontato il saper trasferire ai giovani valori positivi di riferimento. Spesso i genitori sono incapaci di vedere certi fenomeni, sono gli stessi che dopo un anno di assoluta indifferenza aggrediscono gli insegnanti che giudicano negativo il profitto dei figli e non si accorgono che fanno uso di sostanze eccitanti».
La violenza, dunque, connessa all'uso di droghe? «Le sostanze eccitanti sostengono comportamenti aggressivi che si amplificano, specie se si è in gruppo». Cosa fare, allora? «Occorrono azioni coordinate di educazione sanitaria e di informazione anche verso i familiari e le istituzioni. Finché i genitori continueranno a non capire ed a non vedere, qualunque azione risulterà vanificata. Programmi di tipo informativo ed educativo, non certo la mera repressione, sono gli unici capaci di ottenere risultati positivi. Maggiore presenza genitoriale, maggiore attenzione della scuola e delle istituzioni e puntare su valori positivi e sull'impegno sociale ed umanitario».
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