Tu sei qui: CronacaAccorata lettera dell'Arcivescovo ai fedeli
Inserito da (admin), venerdì 18 aprile 2003 00:00:00
Monsignor Orazio Soricelli, Arcivescovo di Amalfi-Cava, apre il suo cuore ai fedeli in occasione della Pasqua. Avrebbe voluto incontrarli uno per uno per scambiare l'augurio: «Fratello, Cristo è risorto, fratello veramente è risorto». Lo fa con una lettera. Accorata. Il dramma della guerra e la violenza che scuote il mondo echeggiano nelle sue parole. In questi giorni, ha seguito con animo trepidante le sorti del popolo iracheno ed ha pregato per il ritorno della pace. «Una contingenza triste - afferma - che sembra smorzare il senso della festa, addirittura distrarre i nostri pensieri dagli eventi che ancora una volta, come cristiani, ci apprestiamo a celebrare: la passione e la resurrezione di Cristo, fondamento della nostra fede e della salvezza del mondo intero». Scetticismo e dubbio sembrano prevalere, unitamente alla violenza ed alla menzogna. Una situazione rispetto alla quale Mons. Soricelli grida con le parole del salmista: «Sono tutti corrotti! Non c'è più un uomo fedele che cerchi Dio». Nuove sfide sorgono per la fede dei cristiani e li invitano a ridare linfa alla propria testimonianza. La fede nella resurrezione non permette cedimenti. È questa la vera forza dell'uomo, del credente, della Chiesa. «Occorre vincere - continua Soricelli - il facile disincanto e ricordare che per i credenti sono pronte molti croci». D'altronde, il cristiano sa che la via indicata da Cristo è cosparsa di rovi e di spine. E che Cristo è il segno di contraddizione. L'Arcivescovo invita tutti a restituire serietà e sobrietà alla vita della Chiesa, forse tentata di recente da facili trionfalismi. La storia umana e le vicende umane, così ricorda, sono ancora profondamente segnate dal dolore: «È attraverso la via della Croce che si arriva al trionfo». E la Pasqua non può non essere gioiosa. È la festa di chi, con la sua morte, ha vinto la morte. Una vittoria che è anche un invito alla riflessione. «Quando saremo avvolti - scrive - nell'iniziale oscurità della notte pasquale, in attesa che ritorni a sfolgorare la luce del Risorto, nel ricordo della notte beata che sola ha meritato di conoscere il tempo e l'ora in cui Cristo è risorto dagli inferi, la voce dello Spirito diraderà ogni incertezza». Ed il credente canti con le parole dell'Exultet: la notte splenderà come il giorno. La notte è vinta dal Cristo risorto, simbolo della luce che ha rischiarato coscienze, storie, vicende e secoli. Un messaggio di speranza che si apre sullo scenario di una storia del mondo in cui l'uomo sembra essere sempre più sordo ai richiami della luce. «La luce del Cristo risorto - conclude Mons. Soricelli rivolgendosi ai fedeli della sua amata Arcidiocesi - ridesti speranze sopite, additi sentieri di pace e inondi di gioia ogni cuore».
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